| Probabilmente ci vorrebbe un intero
sito internet per descrivere l’intera storia del pianoforte.
Tuttavia, alcuni importanti cenni storici, possono bastare per
ripercorrere le tappe fondamentali dello strumento.
Possiamo considerare il pianoforte come un diretto discendente
del clavicembalo, ma ricco di evoluzioni e miglioramenti apportati
nel tempo.
Nel 1702, l’italiano Bartolomeo Cristofori diede vita
al vero e proprio pianoforte che battezzò con il nome
di “clavicembalo con il piano e il forte”. La
straordinaria creazione di Cristofori, non riscosse il dovuto
interesse dei connazionali ma fu invece ripresa dal tedesco
Gottfried Silbermann che vi apportò ulteriori perfezionamenti.
Da allora, questo meraviglioso strumento, chiamato anche
“fortepiano”, fu migliorato nel tempo grazie all’evolversi
della tecnica di lavorazione ed alle esperienze dei grandi
fabbricanti tedeschi, i cui nomi sono ancora oggi conosciuti
in tutto il mondo. E’ un vero peccato che un’invenzione
così geniale sia nata in Italia ma che sia stata diffusa
nel mondo dalla Germania, che oggi è considerata la
vera patria del pianoforte.
Il pianoforte originale, come dice il suo nome, si poteva
suonare “piano e forte” dando maggiore o minore
impulso ai martelli per mezzo della tastiera. Fu il francese
Erard ad aver inventato, nel 1821, il “doppio scappamento”,
una importante innovazione tecnica rispetto al prototipo di
Cristofori. Il doppio scappamento consiste in un piccolo congegno
che riprende il martello nella sua corsa di ritorno, permettendo
una più veloce ripetizione della stessa nota, senza
dover ogni volta far percorrere al martello la sua corsa completa.
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